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Luca?

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Non è più dotato di cresta. Innamorato degli anni '40/50. Intollerante nei confronti dell'autorità adulta. Allergico all'adolescente comune. Dotato di un senso artistico che solo lui sembra gradire. Fotografo dilettante. Leccalecca dipendente. Acido. Autoironico. Spesso simpatico come un calcio nel culo. Affetto da diarrea verbale. Meteropatico.

Ti piaccio?
Puoi trovarmi anche qui: -Skullsturnmeon.deviantart.com [galleria del sottoscritto]

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..::♠ me ::..
NickName:Fantasticonfuso, SkullTurnMeOn
RealName: Luca
Age:troppo bassa
Blood: buono
Location:uno squallido paesello nei pressi di Milano
Piercings:none
Tattoos: uno

blaH blaH blaH blaH blaH


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♠AMO:
Spesso ciò che gli altri odiano-verde acido-viola-zebrato-la televisione-il trash-anni '40/50-vintage-rockabilly/psychobilly-jazz-ridere-vodka-vino bianco-lucky strike-i soldi-il sesso-le 5 del mattino-il meraviglioso mondo di internet-David LaChapelle-natale-le persone di buon cuore-quando piove ma c'è il sole-nutella.

♠ODIO:
Istintivamente ciò che piace a tutti-sputasentenze-vittime croniche-malati di protagonismo-i figli illegittimi della sfiga-correre-sudare-vomitare-le mentalità ristrette-i brianzoli-lame-tagli-altezze-quelle vecchie bagasce di Pippo Baudo&Mike Buongiorno-chi urla-chi mena perchè dotato di scarse capacità linguistiche.


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Rockabilly / Psychobilly / tutto a eccezione di country, rap, gotica.

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..:: mercoledì, 29 aprile 2009 @ 00:33 ::..
se leggendo questo post ti sono scesi i gambaletti dallo sconforto, lascia dei commenti (4)

sigarette fumate: dall'ultimo post?

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Ancora tutto bene.

 



by fantasticonfuso
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..:: mercoledì, 25 febbraio 2009 @ 16:15 ::..
se leggendo questo post ti sono scesi i gambaletti dallo sconforto, lascia dei commenti (7)

sigarette fumate: un numero imprecisato, so solo di avere mezzo pacchetto in tasca e uno che m'aspetta sul comodino.
relazioni basate sulle reciproca fiducia e non solamente sul mero sesso instaurate: 1

Gioia, gente, gioia e gaudio!
Lo so, trascuro questo posto, ma è che quando svolazzo tra nuvolette rosa in un turbinio di fiori colorati e con un coro di uccelli canterini al seguito come faccio in questo periodo non ho davvero motivo di scrivere su questo blog: si sa che i blog nascono come "massì, non avevo nulla da fare e ho aperto il blog" e finiscono con l'essere una tristissima accozzaglia di pensieri negativi e nevrosi cialtrone.

Vale come scusa? Spero di sì.
Posso aggiungere che non è consuetudine del sottoscritto esaltarsi per queste cose effimere (relazioni sentimentali, "cucci cucci, che bello che sei!" e compagnia bella) ma, oh, checce posso fà? è successo, anche il più stoico dei bastardi può cadere in questi tranelli.

(sono disgustoso, lo so)

Ma rido! Io? Rido!
Dopodomani ho appuntamento con uno/a che è pagato/a per ascoltarmi e io? Rido!
Quando incrocio la mia immagine allo specchio faccio fatica a riconoscermi e io? Rido!
Ora che Brody Dalle è tornata, ogni volta che sento la sua voce volgare ho voglia di sprofondare nella melma dei ricordi e consumarmi fino a lasciare di me qualche briciola colorata sparsa e io? Indovinate? Rido!
I miei capelli somigliano ogni giorno di più alla biada di un asino e io? Uahsuahusah, rido!
Non ho neanche un'idea approsimativa di ciò che farò nel mio prossimo futuro e io? Che volete che faccia, io rido!
Ahahahahah-ah!

Noi ci risentiamo tra qualche tempo, quando avrò smesso di ridere, immagino.

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(La elle non sta per Luca ma per Losers, ahahah)

Luca.



by fantasticonfuso
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..:: venerdì, 06 febbraio 2009 @ 17:15 ::..
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sigarette fumate: son riuscito a fottermi due pacchetti in una giornata.

Luca e Madre si stanno sfumacchiando una sigaretta sul balcone quando sentono il sinistro trillare del videocitofono.

Luca: sì?
Poliziotto: ah, salve signora..

..signora?

Poliziotto: ...siamo la Polizia locale. ci può aprire? dobbiamo fare un controllo.
Luca: c-certo, sì.

Luca ha un flash in cui rammenta storie di malviventi travestiti da tecnici del gas che si fanno aprire dalle vecchie sprovvedute per poi scippar loro ogni bene.

Luca s'immagina legato all'elegante poltroncina in pelle bianca all'ingresso.

Madre: chi era?
Luca: uhm, la polizia.
Madre: la polizia?
Luca: dici che devo correre a cancellare gli mp3 che ho sul pc?

toc-toc.

Madre spegne la sigaretta con gesto fulmineo e ciabbatta nervosamente verso l'ingresso.
Alla porta c'è un intero plotone di uomini in divisa.

Madre: ...salve...
Poliziotto: salve, stiamo cercando la signora Vattelapesca e sua figlia.. ci hanno detto che abita qui.
Madre: mmh, veramente non ancora. so che deve venire ad abitare nell'appartamento qui affianco.

Luca sente due poliziotti dire sottovoce "allora la troviamo alla vecchia abitazione".

Poliziotto: va bene, grazie signora. scusi il disturbo.

Tutto ciò fa molto Desperate Housewives.. cosa nascondono i nostri vicini?



by fantasticonfuso
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..:: venerdì, 16 gennaio 2009 @ 15:11 ::..
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sigarette fumate: "Massì, per il viaggio ne compro sei, basteranno, no?" ...sono stati appena sufficienti.

Pardòn, prima di procedere dovete vedere questo!

Ma qualcuno se lo ricorda? Io la canzoncina l'ho canticchiata fino in terza media.
Il bello che poi pensavo fosse una cosa abbastanza recente, chissà perchè, poi però ho visto i vestiti dei bambini, mi son cresciute le squame per lo spavento e ho capito che anche se ho questo bel visino bianco e mi vesto come il pagliaccio Popov gli anni son passati anche per me (e per i bambini dello spot, tutti morti per overdose di Prezzemolo Gelato Sammontana)

Va beh, bon, basta. Procediamo.

(si schiarisce la voce)

Epico

Super

Ultra

Mega

Post Da Trastullamento Vacanziero
.

Tutto comincia la sera della Vigilia di Natale.
Io sto scartando i regali che mio padre m'ha fatto trovare disseminati sul divano bianco, che sono orribilmente incartati e preoccupantemente tutti della stessa, identica forma (s'è scoperto che è entrato in un negozio per pittori e l'ha svaligiando, comprando un sacco di magnifici aggeggi che io non so usare).
Tutti, tranne uno: l'Orrenda Guaina.
L'Orrenda Guaina è una sorta di calzamaglia blu, un pantacollant elasticizzato turchese delle dimensioni di un bavaglio per infanti, finemente decorata con un elegante patta sul davanti, per agevolare.
Lo guardo con lo sguardo con cui la McGrannit guarda Harry Potter quando fa le cazzate, col sopracciglio tremolante e la mordacchia serrata.
"Credi che io metta questa roba, per Stoccolma?" sibilo.
Mio padre scoppia in una gutturale risata satanica.
"La metterai... oooh, se la metterai..."

La Partenza.
Le 17.30 del 30 Dicembre arrivano sorprendentemente presto e mi colgono coi pantaloni slandronati del pigiama, i capelli a nido di condor e la valigia fatta per metà ("Sì, ma è quasi finita! Mancan solo mutande, calze e spazzolino!").
Mia madre (che è stata placida e pacata come un pitt bull francese per tutto il pomeriggio) è isterica.
Ronza di camera in camera, controlla l'ora, urla dietro al figlio, riapre tutte le valigie per controllare che non manchi il burro cacao, urla dietro al figlio, "L'ho spento il gas o al ritorno troviamo la casa flambè?", urla dietro al figlio.
Poi arriva il momento fatidico, quello che noi tutti temiamo in questa famiglia smandruppata: il Momento dell'Allarme.
L'anno scorso ho inserito l'allarme (ripetendomi ossessivamente la password con ettolitri di sudore che mi scendevano sulla fronte) e poi mi sono fiondato fuori dalla porta.
"Fatto, ho messo l'allarme, mamma, dove..?"
Con la coda dell'occhio ho visto la mia sciocca genitrice che vagolava ebete per il soggiorno, mentre iniziava il conto alla rovescia.
Ho disinnescato la bomba compiendo un acrobatica slittata sul pavimento bianco.
E mia madre? Stava controllando che fossero chiuse le finestre, lei.
"Mamma" dico quest'anno puntandole il dito su quella faccia a pagnottella "quando metto l'allarme, tu fuori. Capito? FUORI".
Ha capito e tutto è andato soprendentemente liscio.
Scendiamo con le valigie e troviamo mio padre, già tutto bardato neanche fossimo in Siberia, gli manca solo la pelliccia di foca e poi può andare a Gela Alta a snasarsi con gli Inuit.
Partiamo diretti a Orio al Serio (BG) e tutto va stranamente bene, nessuna valigia dimenticata sul pianerottolo, nessun ritardo degli aerei, nessun cartello stortignaccolo che non si capisce dove indica.
Ah, beh, a parte il Metal Detector.
Il Metal Detector è la mia nemesi assoluta dopo Paola Perego, il mio Lex Luthor.
Se ricordate, è da due anni che mi presento con l'espressione beata di chi sa di essere nel giusto, di chi sa a cosa si trova davanti, sereno.
Salvo poi scoprire con orrore che nello zaino (che dimentico sempre di controllare) mi son portato un paio di forbici grosse come quelle per trinciare il pollo, sei taglierini, due tronchesini o accendini in quantità tale da poter dare fuoco a tutto l'aereo con un rutto.

Quest'anno per l'occasione mi sono vestito così:
- collare metallico;
- felpa talmente piena di cerniere da averle anche sul dietro;
- cinturazza maledetta e borchiatella;
- scarpe della Tuk (che sono un tripudio di lampo, cinghie e cinghiette).

Mezz'ora solo per svestirmi di tutta la ferraglia.
Però quest'anno ho lasciato l'astuccio a casa, fatto bene??

Ci imbarchiamo e, che gioia, essendo noi gli ultimi della coda non troviamo tre posti vicini neanche a dare via il culo.
Solo sedili random.
Il mio è esattamente nel mezzo di una cacofonica comitiva di ragazzotti la cui puzza di gel per capelli e Acqua di Gio mi provoca, in un primo momento, un lieve mancamento.

Luca: ehi, ciao, è libero quel posto?
Spilunga: sì, sì, prego.

Spilunga fa per alzarsi.

Luca: non è meglio se vai vicino al tuo amico e io rimango qui,
vicino al corridoio?
Spilunga: eh no, scusa, sono alto e devo distendere le gambe.

E io, Spilunga? Eh? Io devo tenerle piegate a compasso con te e il tuo amico narcolettico che dialogate da sopra la mia spalla? -.-

Sì, evidentemònt.

Dopo tre ore emmezzo di volo i miei piedini fatati toccano il gelido suolo svedese.

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"C'è la stessa temperatura che c'è in Italia! Che culo!" blatera mio padre.
Ma ben presto ci rendiamo conto che, anche se la temperatura sul termometro è la stessa, il vento di Svezia non perdona, s'insinua malupino nelle giubbe, sotto le gonne, ti ustiona dal freddo le orecchie e il naso che ti verrebbe voglia di svitarteli e infilarteli in tasca.
Ma io all'atterraggio ho un solo pensiero fisso: fumare.
Ho lo sguardo rilassato di Bilbo Beggins dopo l'astinenza dall'anello.
Me ne fumo due mentre attendiamo l'arrivo dell'autobus che ci scorterà fino a Stoccolma (perchè l'aeroporto sorge intelligentemente ad un'ora e venti di autobus dal Centro).
Dopodichè ci sarebbe una mezz'ora di metropolitana, cinque minuti di camminata traballante coi trolley sul ghiaccio e poi, forse, le mie natiche stanche conosceranno la sensazione del tessuto svedese.

Toh!

Si prende il taxi.

TassistaSvedese: Hej!

Luca pensa "Ma pensa che bello, qui ti salutano in modo così brioso!"

Luca: Hey! I have to go to..ehm.. Sant.. mmh... Sant Eriks, Erikl.. ehm..
TS: S:t Eriksplan?
Luca: Ja! cioè, volevo dire, yes!

All'albergo c'è il sosia di Papi Gambelunghe che ci piazza in mano delle tessere magnetiche (come sono avanti in Svezia!), allunga le sue gambine chilometriche e parte a 40 chilometri orari diretto alle camere.

Luca: ehm.. excuse me.. my.. mmh.. my card... doesn't workS.

Si vede che mi piaceva la 's' della Terza Persona, non so.

Poi, perdo conoscenza.

~ * ~

Primo giorno.


(chiedo scusa per l'inquadratura stortignaccola, ma riprendere in verticale mi sembrava un'idea tanto carina..)


Mi sveglio in Svezia.

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Rifiuto stoicamente di indossare l'Immonda Guaina, che mi fa l'occhiolino dalla valigia aperta.
Errore. Grooosso errore.
Il mio pantalone verde acqua mi si ghiaccia istantaneamente al contatto con l'aria gelida e sento proprio il pisello che, semicongelato, si stacca dalla sua sede per rotolare lungo la gamba.

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(credo che da questa bella immagine si possa chiaramente evincere la mia sofferenza)

Lo svedese è un curioso idioma che mi ricorda un misto tra inglese, tedesco e dialetto pavese.
O anche la lingua parlata dai vampiri di 30 giorni di buio, non so se avete presente, tutto uno schioccare di lingua e denti.

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(qui secondo me si capisce..)

E i cartelli in Svezia sono tutti in svedese, ma voi lo sapevate?

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Fortuna che qui tutti parlando inglese. E quando dico tutti... intendo TUTTI.
Dai bambini biondi e paffutti alle vecchie col colbacco (passando dalle donne delle pulizie coreane dell'albergo), tutti snocciolano un inglese fluente e assolutamente impeccabile.
Io mi sentivo il figlio della negra con la mia parlata da spaghettaro, veramente poco british.

Passante: do you speak english?
Luca: my english is pretty bad.
Passante: french?
Luca: no.
Passante: german?
Luca: nein.
Passante: svenska?
Luca: mmmh, no.

Alla fine ho chiesto indicazioni a gesti come gli oranghi.

Poi, pranzo nel sopracitato ristorante tipico: le segrete del castello, il pollo al curry e il mestolo tutto pisciato.

Il pomeriggio, sotto direttive di mio padre, attraversiamo un bel ponte dove l'aria era gelida e meschina per giungere al Moderna Museet (museo di arte moderna) per trovarlo simpaticamente chiuso (e ne ha ben donde: è anche simpaticamente l'ultimo dell'anno, dopo tutto)

Però fuori c'erano queste:

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Torniamo mestamente all'albergo, con i nasi congelati e le gambe ustionate dal freddo.
Ah, ve l'ho detto che in Svezia diventa buio alle due emmezza del pomeriggio? Beh, in Svezia diventa buio alle due emmezza del pomeriggio.

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Io sono stanco come la merda.

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Mi sveglio dal come profondo in cui sono caduto due ore dopo e partiamo alla ricerca di un cazzo di ristorante che sia disposto a darci da mangiare la sera dell'ultimo dell'anno.
Troviamo solo il Terrificante Ristorante Argentino "Papas" che ci scodella delle oscenità condite con salsa di maionese e aglio (in seguito ho scoperto che l'aglio è un po' il nostro parmigiano in Svezia: va su tutto).
E poi di fianco a noi si sono seduti due meravigliosi transessuali che non ho potuto fotografare e che guardavano insistentemente mia madre.

Madre: ma secondo te perchè continuavano a guardarmi?
Luca: forse ti studiavano perchè piacevi loro come donna.
Madre: no, secondo me perchè hanno sentito la mia voce da trans
e m'han presa per una di loro.

Dopodichè concludo la serata nella camera d'albergo, faccio dei rutti tremendi per via dell'orrida cena appena consumata e festeggio il Capodanno esattamente come piace a me: con tranquillità.
Nessuno che ti bercia nelle orecchie "Buon Annooooooooo", niente ore piccole, niente vomito, niente canne, nessun entusiasmo collettivo mentre tu pensi intensamente al momento in cui poggerai di nuovo le chiappe sul letto di casa tua.
Ecco, magari potendo scegliere non l'avrei passato coi miei vecchi, ma è andata così e tant'è.

~ * ~

Secondo giorno.


La camera in cui alloggiamo io e mia madre è decisamente poco confortevole: è austera, è dotata di un cesso delle dimensioni di uno sgabuzzino per le scope e circola un aria talmente secca che la mattina mi sveglio con un'aquila impagliata aggrappata al cuoio capelluto.

Dopo aver fatto colazione (momenti di cui ho un vago ricordo per via del consueto rincoglionimento-post-risveglio in luogo sconosciuto) attraversiamo nuovamente l'infido ponte del giorno prima per vedere se c'è qualcosa di interessante da vedere, anche solo un carretto che vende polpette calde e birra alla spina.
Effettivamente, qualcosa di carino c'è: il sopracitato Moderna Museet, il Nordica Museet, il Vasa Museum, l'Acquario e Scansen, un parco grande ad occhio e croce come Abbiategrasso. 

Al Nordica trovo la statua dorata del mio antenato nonchè omonimo Re Gustav.

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Lo amo, guardate com'è tronfio, figo e fiero!

Nel pomeriggio ci perdiamo nell'immenso parco Scansen, la cui parte più interessante è senza dubbio quella dove è stato ricostruito un intero villaggio ottocentesco.
Tu entravi nelle casette e dietro la porta ci trovavi 'na poraccia in costume tipico (che avrei tanto, tanto, tanto voluto sgamare dietro a un pino a fumarsi una sigaretta o al bar a prendersi un caffè col sottanone lungo e la crinolina in testa) che ti spiegava il perchè e il percome ecc.. ecc..

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Tutto molto bello, per carità... ma una volta in albergo...

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(Prego, notate l'allegra fantasia dei copriletto)

~ * ~

Terzo giorno.


Il terzo è il giorno della mia disfatta: stanco del freddo burino, cedo alle lusinghe dell'Immonda Guaina.
Indossarla mi riporta indietro nel tempo, a quell'Halloween in cui ho indossato i collant per trasformarmi nella mia controparte femminile Pussy Calore, che bei ricordi!
"Ah!" strilla mio padre mentre saltello cercando di far passare le cosce nella calzamaglia come Mel Gibson in What Women Want "alla fine hai ceduto, ah!"

Finalmente riusciamo ad entrare in questo cazzo di Moderna Museet, salvo poi scoprire che fa cagarissimo: tutta roba surrealista, ma surrealismo brutto, ad opera di questo Max Ernst di cui io non ho mai sentito parlare (quindi potrebbe anche essere arci-famoso, non faccio testo io).
Decisamente migliore il ristorante del museo dove finalmente ho potuto mangiare qualcosa di commestibile e, soprattutto, privo della presenza di aglio.

Nel pomeriggio si va a vedere il Vasa, un abnorme e mastodontico vascello affondato circa 300 anni fa nel porto di Stoccolma e ripescato recentemente in perfette condizioni.
Io sono frivolo e non dovrei battermene il culo del vascello, invece lo guardo con interesse, mi faccio tre piani di scale per andare a vedere l'albero maestro, studio le facce ricostruite dei marinai.
Anche mia madre è affascinata, mio padre credo sia entrato solo per godere del riscaldamento.

La sera sono costretto a mangiare nell'Ignobile Pub dell'Albergo, il "Bishop's Arms", gestito da una matrona frutto del mefistotelico incrocio tra Bjork e un mastino napoletano.
Il cibo è qualcosa di improponibile, naturalmente.

Mefistotelico Incrocio tra Bjork e un Mastino: did you like it?
Luca(dubbioso): mmmh.. mmmh..

Passo la serata a vedere il terzo Signore degli Anelli in inglese coi sottotitoli in svedese.

~ * ~

Quarto giorno.


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Finalmente, il momento è arrivato.
Per tre giorni ho sentito la parte più cinica e sfrontatamente materialista di me che strillava "Cazzo me ne fotte di tutti 'sti musei, piazze e compagnia bella? Vogliamo lo shopping! Non è forse questo il motivo per cui si va all'estero? Per comprare roba che in Italia non trovi, no? Shop-ping! S-h-o-p-p-i-n-g!" e il quarto, meraviglioso giorno finalmente posso dar voce a questi miei ignobili istinti.

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Eccomi quindi sguinzagliato per le strade fighe di Stoccolma, corone svedesi in una mano, caffè della catena 7Eleven nell'altra e i due servi gobbi (i miei genitori) che m'arrancano dietro fingendo (neanche troppo bene) interesse per i negozi che indico.
"Filippa K! Retro Couture! H&M! Il grande magazzino NK! Rizzo!"
Ho gli occhi che sbrilluccicano.

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Io disgustato mentre mio padre mangia un orripilante hot-dog alle 4 emmezza del pomeriggio.

Poi, svoltando l'angolo, appare lui e io mi sento come dev'essersi sentito Colombo quando ha capito di non aver girato alla gran cazzo per nulla ma di aver scoperto un nuovo, meraviglioso continente:

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Urban Outfitters!

Un meraviglioso mondo dove tutto è vivace e coloratissimo e vendere vibratori a forma di orsetto non è così sconveniente, dopo tutto.
Chiaramente in Italia non esiste, nel caso vi foste posti il quesito.

E basta, non racconto il ritorno perchè tanto non è assolutamente interessante (non che il resto della vacanza..), basti sapere che delle 500 corone svedesi che m'ero portato non m'è rimasta in mano neanche una ciunfa, abbiamo trovato tre posti vicini sull'aereo (e l'unica hostess italiana era una meravigliosa capra ignorante: "se avete bisogno di me, stoppatemi in cabbina"), e Agrate Brianza era esattamente uguale a come l'ho lasciata, giusto un po' più sudicia per via della neve.

Io e l'Immonda Guaina viviamo in perfetta simbiosi e me la infilo anche per andare a comprare le sigarette.
La Svezia mi ha arricchito in qualche modo? Certo.

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Con tutte le camminate che mi son fatto m'è venuto un culo di marmo da vichingo.




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..:: martedì, 06 gennaio 2009 @ 03:41 ::..
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sigarette fumate: dei sei pacchetti acquistati per la mia parentesi svedese se ne son salvati solo due (ma li sento tremare la notte nel loro sacchetto di carta)

Io e il mio florido culo siamo tornati.
In attesa della stesura dell'Epico Super-Ultra-Mega Post da trastullamento vacanziero, mi sollazzo girandomi tutte le community (pronuncia "commmiunitei") virtuali che lo sconfinato parco divertimenti che è Internet offre a noi webcazzisti (ossia tutti coloro che, come me, ingannano il tempo fissando con gli occhi a mezz'asta e la bocca incrostata di sciroppo d'acero lo schermo di un pc invece di coltivare la loro già precaria vita sociale/sentimentale/sessuale).

Il concetto stesso di 'community' applicato al virtuale mi diverte moltissimo, a dire il vero.
Voglio dire, una comunità è un insieme di individui che condividono lo stesso ambiente fisico e tecnologico, formando un gruppo riconoscibile, unito da vincoli linguistici, religiosi, economici e da interessi comuni (me l'ha confidato Wikipedia).
Fin qui, se vogliamo, la cosa sussiste anche, soprattutto per quanto riguarda la storia dei vincoli: linguistici ("ciao 6 1 bll gnokka, vivo ankio a besana brianza t va d inkontrarc?"), religiosi (quando ci si iscrive ad una community c'è quasi sempre un semidio evanescente ed inossidabile che instancabilmente gestisce e aggiorna il sito, quasi sempre per puro istinto masochistico, dato che raramente il sopracitato semidio riesce a guadagnarci la pagnotta ), economici ("Iscriviti subito, è gratis!" tu lo fai, poi scopri che gratuitamente ti ritrovi in mano una ciunfa di niente, perchè per usufruire di tutti i servizi devi passare alla versione "Ultra-Mega Potenziata-Abbestia-Proprio" che è sempre un po' a pagamento) e interessi comuni (SESSO).
Però in una comunità, vai dal panettiere a comprare "dieci michettine di quelle lì a destra, son buone vero?".
Vai dal pizzaiolo di fiducia che ti fa la pizza ciccosa come piace a te.
Vai a comprare le sigarette scavalcando le merde di cane con un rond-de-jambe.
Vedi in faccia la persona con cui stai parlando, guardi l'inesorabile naufragare del suo sguardo mentre perde interesse in quello che dici, lo ascolti pensando "speriamo che tra qualche minuto gli scappi una pisciata di quelle fotoniche e se ne vada via, così posso tornare a casa a vedermi Amici di Maria De Filippi".
In una community virtuale ti va già di culo se quello che ti sta mandando messaggi da tre settimane (anche senza avere risposte) ha il buongusto di mettere una sua foto come avatar.

Sì, la gente partecipa a queste cose senza avere apparentemente interesse nel seguirle.
Capisco perfettamente, io che sono iscritto a tutto ciò a cui ci si può iscrivere (da Splinder a Fotolog, passando per YouTube, anche se non posseggo una videocamera e non ho video da uploaddare) e non so davvero dare una spiegazione razionale a questo fatto, rintracciare un motivo scatenante.
Di solito ci si iscrive ad una community per tre motivi fondamentali:
1- il sesso;
2- allargare le proprie (scarse) conoscenze, intrattenere piacevoli conversazioni per poi arrivare al sesso;
3- noia (leggi: mancanza di sesso)

Ora che ci penso forse io appartengo alla terza parrocchia.

Una volta completata l'iscrizione, il sito ti chiede sempre (ed obbligatoriamente, guai!) di compilare un questionario che poi rimarrà nel tuo profilo personale e che nessuno mai si prenderà la briga di leggere (perchè nel Magico Mondo di Internet sei interessante se fai delle foto fighe, nulla più).
Suddetti questionari sono composti da domande di vitale importanza, cose che, se vuoi, si chiedono anche nella vita di tutti i giorni: nome (luca, rigorosamente minuscolo), cognome (vattelapesca, anch'esso minuscolo), lavoro (...), orientamento sessuale (e qui c'è quasi sempre la scelta obbligatoria, forse per paura che qualche utente scriva Tendenze Zoofile), pelosità del sesso, posizione preferita, sesso protetto?, frequenza rapporti, uomo/donna ideale (nei miei: Marilyn Manson/ Glenn Close).

Finito il tuo profilo ti ritrovi sparato a tutta birra in questo bizzarro mondo dove la 'cì dura' non esiste ma c'è solo la kappa e tutti si mandano affanculo con una semplicità spiazzante.
Poi, il giorno seguente, rimuovi tutto.
Rammenterai di aver completato l'iscrizione a quel determinato sito due mesi più tardi, quando ti ritroverai la posta elettronica inchiavardata di e-mail che ti ricordano che "migliaia di uomini e donne aspettano TE!" e via discorrendo, il tutto accompagnato da una generosa quantità di spam Enlarge Your Penis (con foto di pirilli prima-e-dopo la cura).

Nelle comunità virtuali ci sono determinati schemi fissi e prestabiliti che ne regolano l'esistenza:
1- in foto sono tutti, tutti, tutti fighi;
2- le tue foto devono essere una sessantina;
3- la tua immagine personale deve categoricamente essere una foto in cui si mostra il six pack (a volte anche solo il pack) se si è maschi e la tetta/fetta di chiappa se si è femmine;
4- se non mostri nulla di tutto ciò nella tua immagine personale, avrai un numero di visitatori inversamente proporzionale al numero di peli che hai sul corpo;
5- se hai pochi visitatori sei un lebbroso, un appestato, un sifilitico;
6- se hai la sfacciataggine di usare correttamente il congiuntivo, verrai etichettato come "guardalo.. è arrivato il duca, il marchese.." che è un modo più educato per dire che sei un lebbroso, un appestato, un sifilitico;
7- devi ascoltare l'house;
8- se non ascolti l'house devi ascoltare la acid-groove mescolata all'hard core-yo-bella;
9- se non ascolti ne una ne l'altra sei un lebbroso, un appestato, un sifilitico;
10- se alla domanda "ke billu ke 6, c konosciamo?" rispondi con un "guarda, ti ringrazio, ma non sono interessato" verrai tempestato da una serie di insulti scritti in un curioso idioma costituito unicamente da parole che finiscono per vocale, lettere straniere e numeri primi. Successivamente verrai messo nella famigerata Lista Nera e trattato da tutti come un lebbroso, un appestato, un sifilitico.

Le community attualmente esistenti che più mi affascinano sono le seguenti:
1- Yahoo Answers, un mondo in cui il Sovrano Supremo è un criceto in kimono e tutti fanno domande a cui risponde gente che non ha nessun tipo di cognizione o conoscenza specifica.
I quesiti spaziano unicamente da "ma quanto sono fighi i Tokio Hotel?" a "Ma avete visto quanto è bono Robert Pattinson quando si lava i capelli?": la sezione Psicologia del sito è pressochè vuota.
2- Netlog, Badoo e simili. Li adoro.
Perchè almeno sono onesti: non si spacciano per qualcosa di intellettuale e sciccosetto, d'elite, come accade in parecchi altri siti gemelli, ma si presentamo per quello che sono, ossia sfacciate rappresentazioni visive del più bieco esibizionismo housettaro-burino/io sono originale/guardatemi, sò 'na gnocca da levà er fiato!
3- Facebook, dove tutto gira intorno a quanti amici hai.
Hai passato la vita a bestemmiare contro quella porca della prof di greco che ti metteva sempre 4 prima ancora di far andare la favella? Ora, nel caso, puoi fartela amica e inviarle i virus.
Inizialmente sembra che il sito ti impedisca di farti i cazzacci degli altri utenti (che è un pò il motivo per cui ci si iscrive a Facebook), impedendo l'accesso ai loro profili se non dopo l'invio di una Richiesta d'Amicizia; poi ben presto si capisce come girano le cose e così scopri che diventando amico di Giovanni Bustarlengo puoi vedere dove commenta, le foto dei suoi amici, i giochini dementi con cui si trastulla e via discorrendo.
4- Habbo, un meraviglioso universo non-sense.
Trattasi di un hotel virtuale dove il tuo pipottino (creato a tua immagine e somiglianza) è libero di girare, conoscere gente, comprare arredi per la stanzetta, comprare sesso virtuale e fantastici  spogliarelli via-cam, che gioia!
Praticamente tutto quello che un normale bipede dotato d'intelletto può fare nel mondo reale.
Rabbrividisco.

Io come al solito ho il piede in due scarpe, nel senso che critico aspramente ma poi ci sono immerso fino all'ombelico.




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..:: lunedì, 29 dicembre 2008 @ 13:54 ::..
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Sigarette fumate: le ultime del 2008.


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Epico mega-post riassuntivo dell’anno 2008

ovvero: come concentrare in un'unica pagina di blog 365 giorni di puttanate di scarso valore intellettivo.

Premetto che non è mia abitudine elucubrare sull’ultimo dell’anno, anzi, è in genere un giorno di tremendo sconforto e angoscia per il sottoscritto blogger.
Tuttavia, mi sembrava doveroso rendere omaggio a questo 2008 che è stato (nel bene e nel male) un anno che si è distinto dagli altri per una serie di cose.
In primis, i cambiamenti.
Noto con piacere e allo stesso tempo con rammarico che la persona che ha aperto questo blog nel lontano 17 dicembre 2007 non è più la stessa che sta scribacchiando al pc in questo momento.
Nell’arco di un anno ho cambiato, nell’ordine: 
casa, scuola, stile di vita, orientamento sessuale.
Ho cambiato persino pettinatura, guarda un po’.
E’ stato un anno di rose gialle, convivenze forzate e pantaloni a vita alta.
Un anno come latte caldo sulle mie ginocchia.
Ci sono state bevande al gusto di fragola&pompelmo, tisane al ribes nero e vaniglia e sedano sgranocchiato
nella speranza di ritrovare la regolarità intestinale.
Giornate di “Dio è una gallina gigante!”, rayban rossi e Mirto di Sardegna.
Ma anche di margherite giganti, Scolopendra Gigantea e pesci con il lanternino.
Ho avuto 18 anni per la prima volta e ho capito che non è cambiata, perdonate l’espressione, una ceppa di minchia, eccezion fatta per ciò che la gente comincia ad aspettarsi da te una volta ottenuta la maggiore età.
Oh, a proposito, la Gente.
Rispetto ad un anno fa ho un rapporto migliore con gli Altri, ci frequentiamo più assiduamente, ci parlo, ascolto.
E’ piacevole ogni tanto pensare di essere normale, sì, proprio piacevole.
Robyn ha cantato per me tutto l’anno, mi ha aiutato a capire che Lei non è stata e non sarà mai mia, mi ha raccontato le storie delle puttane giapponesi e m’ha confidato che il suo stile è il bam-bidi-bam-bidi tenghi-ten tiki tiki.
Ci sono stati momenti non esattamente felici, va beh, non è perché ho un naso di dimensioni ciclopiche non sono umano, eh!
E Tuk celesti, mio padre che butta il melone nel cesso e tira lo scarico, l’intera squadra di rugby italiana che entra dalla finestra per ammazzarmi di botte.
Skins e Cassie, la Cice incontrata tra gli scaffali del Target, Numi Name Ume.. bah.
Sigmund Freud, Erikson e i suoi fottutissimi stadi.
Ma soprattutto New York: Soho e Starbucks, il negrone del MorningSide Inn, mio padre con la maschera antirughe, “squirrels!”, i burritos alle 2 emmezza del pomeriggio, le opere di nostro signore Cai Guo Qiang, gli hamish puzzolenti sull’aereo.
Banana Yoshimoto e Stephen King.
Cuori disegnati con le dita sui vetri appannati dell’autobus.
L’esame a Como, tortelloni ripieni di scampi e vino bianco, mia madre.
Mia madre.
Io che faccio amicizia con la falena Gilda appesa al soffitto di camera mia, io che faccio amicizia col Panda Minore, io che
“e questo come si lava, esattamente?”
Magritte, Salvador Dalì e Amanda Lear.
Le pappardelle al ragù di cinghiale, “che boccuccia di merda, fottuta puttana!”, l’amore lesbico tra Xena e Olympia.
“E’ grosso e non ci entra!”, Abe Sapien e
“cioè, ma stai shanti.. perché sei sempre così in pressa?”
Marshmellow.
Serina, Diablo Cody, Smilla Jaspersen, Ste e la Fede in tenuta zingara-chic che vengono a trovarmi in quella valle di lacrime.
Le Pippettes, Milano Marittina, le Passere di Mare.
Divine e “I’m so beautiful!”, le Fairytales Bastards.
La sedia Snille dell’Ikea, I kissed a girl di Katy Perry e il fatto che
“dal vivo fa pisciare il culo”.
Agrate Brianza, “Vuoi un palloncino? Galleggiano, ooh se galleggiano.. e se vieni qui giù con noi galleggerai anche tu”.
La pubblicità della Durex con le sgarzole che godono intonando un aria lirica, Paola “Satana” Perego, Paola Barale con la voce da tossicodipendente (mmmh!)
Strafiga, l’amico ciliegia, Reissimo.
Stazione Centrale e i ragazzetti rumeni che vogliono scipparmi.
Cherokee Candice.
Il gelato Haagen-dazs, i pantaloni verde acqua, la commessa transessuale di H&M.
“e quei maledetti dalmata, quei piccoli mostri!”, Lorena und perverze idraulik 1 e 2, “Dì pure addio alla terra abbronzante tipo Rihanna!”.
Ma anche  il mio personalissimo dolore, i miei amici così distanti da me ma così necessari, l’Orien (che è il bosco del Signore degli Anelli!), la vodka alla fragola e RedBull e “davvero non hai mai notato tutte quelle pillole?”.
Betty Page, Elia e l’uomo nero.
“Ho l’impressione che tu scriva per te stesso”
Me stesso.

Buon anno nuovo, ragazzi, io me ne vado a Stoccolma.
 

 



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..:: venerdì, 26 dicembre 2008 @ 15:02 ::..
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sigarette fumate: avevo due pacchetti in saccoccia.. stamattina ne ho trovato uno, l'altro sarà entrato nel cyber-spazio.

AuroraFobia è orgoglioso di presentare:

I Numeri del Natale in casa Fantasticonfuso.

-60 la percentuale degli animali comprati durante le feste per "guarda cosa t'ha portato Babbo Natale? Un cagnolino, pici-pici, bau bau!" e poi miseramente abbandonati al loro destino lungo le autostrade italiane;
-1.300 i soldi raccimolati dal sottoscritto per la serie "i genitori separati comprano l'affetto del figlio".. i pippi, i sacchi, i danè! chiamateli come volete, a noi ce piacciono quelli;
-4 l'ora in cui sono tornato a casa per due sere di seguito per via del dell'amico che ha la sfacciataggine di compiere gli anni il 23 dicembre;
-3 le ore che ho passato a fare avanti e indietro per San Babila, con l'amico ciliegia che dribblava la gente con la sua andatura spedita e dietro il servo gobbo (io) che trotterellava a fatica;
-0 i kili di cui incomprensibilmente sono ingrassato;
-6 i regali comprati;
-11 i regali ricevuti;
-15 le tartine scofanate con ingordigia la mattina del 25, appena sveglio;
-2 al giorno i pacchetti di sigarette finiti durante la Vigilia e Natale;
-5 le volte che ho dovuto andare a recuperare la mia amica Barbie che, ubriaca, voleva tentare il suicidio buttandosi in strada perchè "Ce l'hanno tutti con me, tutti! Adesso me ne torno in Calabria, ecco!" (NB: lei abita in provincia di Milano);
-7 i lividi che la sopracitata amica m'ha lasciato come ricordino della serata;
-9 le volte in cui, durante il consueto ritrovo con cugini e parenti, ho pensato "adesso mi alzo da questo divano e mi metto a pisciare sul tappeto.. così finalmente si avrà qualcosa di interessante da dire";
-25 mila le conversazioni con "auguri! buon natale! salutami assorrata!" che mi infognavano lo schermo ogni volta che aprivo msn il giorno di Natale; 
-16 milioni le calorie assunte durante le feste, caloria in più caloria in meno.
-Direttamente proporzionali al numero di transgender italiani le sberle che darei al Papa se dovessi mai trovarmelo davanti in carne, ossa e Trussardi. 



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(un'opera meravigliosa, non trovate?)

 



by fantasticonfuso
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..:: mercoledì, 24 dicembre 2008 @ 21:12 ::..
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sigarette fumate: disce, che te pensi de smette? seh, allora magni.

 

 

Natale.

 

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by fantasticonfuso
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..:: venerdì, 19 dicembre 2008 @ 23:57 ::..
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sigarette fumate: ho delle Lucky Strike infilate in un pacchetto di Camel o.o

Parliamo di mutande.
Spesso, troppo spesso si disquisisce di intimo femminile, dibattito a cui seguono gli esiti più disparati.
L'esperienza mi insegna che il mondo femminile (mutandisticamente parlando) si presenta spaccato in due:
il Partito del Culo Nudo e il Partito del Culo Coperto, due fazioni contrapposte e assolutamente inconciliabili.
Il Partito del Culo Nudo (di seguito indicato con la sigla PCN) non compra la mutanda per la sua specifica funzione (coprire le pudenda); bensì, si serve di essa solo a scopo ornamentale.
E quindi tanga, capo arrapante per autonomasia (a me ha sempre ricordato i mutandoni che indossano i lottatori di sumo, ma sì sa che io non faccio testo) che si insinua come un sinistro rampicante dove teoricamente il sole dovrebbe battere poco e invece batte moltissimo (e, visto il grado di puttanaggine di alcune delle Rappresentati del PCN, non solo il sole).
Le suddette smutandate lo indossano masochisticamente ma con orgoglio e hanno anche la faccia tosta di guardarti negli occhi e dirti con candore che infilarsi dello spago da cucina nella fenditura delle chiappe è comodo, sai?


Il Partito del Culo Coperto (PCC), invece, aborre il tanga e predilige la biancheria coprente, avvolgente.
I mutandoni che fasciano bene le natiche in un caldo e rassicurante abbraccio.
A queste donne va tutta la mia stima: essere sensuali con le chiappe all'aria è un conto, ma riuscire ad esserlo avendo ogni centimetro di deretano occultato è molto più difficile.

Nessuno però parla mai dell’intimo maschile.
Le donne tacciono (giustamente) perché non hanno le nozioni base per intavolare una discussione in merito (leggi “non hanno caratteri sessuali ciondolanti”) e gli uomini tacciono perché parlare di mutanda non fa uomo, non è macho.
Io giustamente ne parlo perché non son macho.

L’insieme Uomo si divide in tre grandi sottogruppi, anch’essi squisitamente distinti gli uni dagli altri, e cioè:
1- gli Slippari;
2- i Fan della Bachata
3- i Né Carne Né Pesce;

Esaminiamoli nel dettaglio:
Gli Slippari hanno un’unica e sola regola: la mutanda non deve superare i 4 centimetri dall’elastico alla sgambatura.
Lo slip nasce con lo scopo di evidenziare e mettere un po’ in mostra ciò che la natura ha generosamente donato a noi masculi.
Se devo dare la mia opinione sul suddetto capo intimo posso dire che, spesso, 4 cm non bastano a coprire ciò che va coperto e dato che la zona bacino è una zona mobile, spesso scappa fuori il malloppo, l’organo rompe gli argini e si prende la sua libertà.
Ciò mi porta ad una sostanziale conclusione: a) gli Slippari riescono a portare gli slip perché hanno organi sessuali da furetto; oppure b) il problema sta nei miei organi sessuali, che sono selvatici e tentano la fuga.

I Fan della Bachata, al contrario, prediligono il boxer, un indumento un filino più coprente (leggi “una vela da catamarano annodata alla vita”).
In questo gruppo non ci sono regole né costrizioni: tutto è in libertà, in continuo movimento.
Il nome infatti deriva proprio dal moto oscillatorio che i gioielli della Corona sono liberi di compiere durante la camminata, uno sbatacchiamento perpetuo.
Lì va a gusti, certamente: c’è chi prova godimento nel andare in giro coi testicoli a sbindoloni e chi invece predilige una cosa un po’ più ‘costretta’, trattenuta.

Il terzo gruppo è quello senza dubbio più affascinante: i Né Carne Né Pesce.
Si chiamano in tal maniera per via dell’assoluta indecisione che hanno nel rapportarsi col Mondo Mutanda: gli slip sono troppo striminziti, i boxeroni troppo ingombranti.
Optano quindi per una mefistofelica fusione tra i due: il Boxer col Portagioie, una sorta di boxer aderente con la Zona Rossa ben raccolta in un capiente sacchettino.
Detta così, sembra davvero la sintesi perfetta, l’OGM delle braghette, il Frankenstein della lycra.
Posso dire? Frankenstein un cazzo.
Tu spendi un fottio per uno di questi capi e lo indossi.
Stai pur certo che tempo due minuti la sgambatura si rattrappirà come una susina matura e i testicoli ti sbucheranno simpaticamente, uno da una parte e l’altro dall’altra.
E il resto della mutanda? Tutto nel culo. Inghiottito dal continum spazio-temporale.
Una catastrofe.

Donne, capite ora perché certe volte scleriamo come cani idrofobi? Non è perché ci impedita la visione della partita ostruendo lo schermo col vostro deretano; non perché ci fate usare la macchina quando non c’abbiamo voglia; non perché non la date ma, al contrario, ve la tenete bella stretta…
Perché abbiamo mutande scomode.


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..:: mercoledì, 10 dicembre 2008 @ 16:27 ::..
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sigarette fumate: una per ogni crocchetta di patate mangiata oggi (quindi molte)

E ora, le sei allegre assassine del carcere della Contea, nella loro interpretazione del Tango del Sole a Scacchi:

Caro Babbo Natale,
Come va?
E' passato parecchio tempo dall'ultima volta che ci siamo sentiti, nevvero?
E sono molto cambiato da allora, sai? Soprattutto dal punto di vista fisico, sono molto 'festivo':
In testa ora ho un panettone di capelli ricci,  sono ingrassato in maniera elefantiaca, indosso pantaloni rossi (finchè regge l'ultimo bottone) e questo feroce gelo groenlandese che è sceso in questi giorni m'ha disegnato due simpatici pomelli rossi sulle guance, proprio come i tuoi! Da consumatore abituale di Mirto di Sardegna.

Ma partiamo subito con le mie richieste, Babbo, che t'assicuro sono semplici e di facile realizzazione.

Per prima cosa, vorrei che riducessi la quantità di odio che le persone provano quotidianamente le une per le altre e con essa le dimensioni del mio naso (questo lo chiedo tutti gli anni ma, Babbazzo mio, ancora nulla eh?)

Vorrei inoltre che per magia facessi diventare bianco Barack Obama, in modo che la gente possa smettere di soprendersi se un uomo di colore entra alla casa bianca per fare il Presidente degli Stati Uniti d'America e non per pulire i vetri.

Se t'avanza tempo, gradirei moltissimo che facessi entrare in Italia Starbucks (che ce n'è un fottuto bisogno) e facessi invece uscire la Binetti e il suo cilicio.
Se proprio proprio questa cosa non è possibile, si potrebbe almeno riscaldare due ditali da cucina al microonde e infilarglieli roventi nelle orecchie, in modo che non possa più sentire e, di conseguenza, replicare.

Ah, Babbo! Me la faresti un'ultima cortesia? Vorrei che schioccassi i tuoi ditoni spessi come cotechini e liberassi da quel maledetto studio di Mediaset Premium Ibrahimovic, Uma Thurman e il dottore claudicante, perchè la convivenza forzata non sta facendo bene a nessuno di loro, eh?
Se anche in questo caso la cosa è irrealizzabile, facciamo almeno arrivare a Uma Thurman dei tranquillanti, dei fiori di Bach, perchè tra un po' invece di limitarsi a nitrire come una giumenta contro Ibrahimovic che palleggia con gli addobbi, è capace che gli strappa il polpaccio come Hannibal the Cannibal.

Ti ringrazio in anticipo, ti bacio, ti strapazzo la trippa e salutami quella Befana di tua sua sorella e quell'altra che gira per le valli bergamasche con gli occhi appoggiati sul vassoietto.

Luca.



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